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Gairo Vecchio
Gairo Vecchio
Fra i centri storici merita certamente menzione il paese di Gairo Vecchio che ormai è divenuto un’attrazione turistica non indifferente (per l’evoluzione dei fatti che lo trasformarono in ciò che è oggi, vedi la sezione storica del presente documento). Questo Vecchio Centro, oramai disabitato dal 1963, è un importante esempio di archeologia riguardante gli insediamenti abitativi della Sardegna Centro Orientale.

Il centro di Gairo Vecchio è situato sul pendio Destro del Monte Trunconi, sovrasta l’argine sinistro del Rio Pardu a circa 520 m s.l.m. e a poco più di 2 Km di distanza dal nuovo centro di Gairo Sant’Elena che si trova più a monte.
Addentrandosi nel vecchio borgo si nota immediatamente la tecnica costruttiva delle stradine e dei vicoli intorno ai quali si sviluppava: in parte le vie erano carrabili, in particolar modo le principali, ed in larga misura a carattere pedonale.

Il fondo stradale era costituito prevalentemente da terra battuta o selciato ed i dislivelli esi-stenti tra le vie, conseguenza diretta dell’ubicazione montana del centro, vengono superati grazie alla realizza-zione di scale o viottoli pedonali o mulattiere. I materiali usati per la realizzazione del selciato e delle scale così come anche le case, sono prevalentemente costituiti da granito, scisto e altre rocce locali mentre come legante si usava prevalentemente fango oppure malta di calce e sabbia, vecchio retaggio di ancestrali tecniche costruttive.

La calce per la realizzazione della malta usata come legante nelle costruzioni era prodotta in un forno di calce appositamente costruito in località Taquisara, dove oggi sorge l’omonimo paese, frazione di Gairo. Tale forno è rimasto attivo fino ad oltre la metà del Ventesimo secolo.
In tempi recenti si è provveduto ad asfaltare la via centrale del Vecchio Borgo in conseguenza dell’importanza che questa aveva come collegamento con le campagne circostanti.
Gairo Vecchio
Gairo Vecchio
Si può rilevare, inoltre, che a differenza di altri centri abitati, nel Vecchio Borgo di Gairo Vecchio non esi-ste una tipologia edilizia distinta per lotto od isolato ma in ogni isolato si trovano case assai diverse tra loro: il pastore aveva la propria casa vicina a quella del contadino, del mezzadro o del commerciante o dell’artigiano o, ancora, del proprietario terriero.

Quindi non è mai sorta distinzione fra nuclei urbani ben definiti di tipo signorile e nuclei urbani poveri, forse conseguenza del fatto che la gente si sentiva parte di un’unica comunità a prescinde-re dalla propria agiatezza economica.
Giacché l’abitato si estendeva in un territorio impervio e con un pendio accentuato, la costruzione delle ca-se si sviluppava spesso in due terrazzamenti ed in genere venivano ubicate tra due strade, una a monte ed una a valle della costruzione.

La casa tipica era costituita dalla cucina “sa cogina”, dalla camera da letto “sa domu de lettu” e dal soffitto “s’istassu”. Dalla strada si entrava immediatamente nella cucina, da questa, con una rampa di scale si saliva nella camera da letto dalla quale, salendo un’altra scala spesso a pioli, si accedeva al soffitto che la sovrastava. Dietro il soffitto, spesso, c’era “s’errili”, in cui si scaricavano le acque del tetto e in cui ci si recava per i bisogni fisiolo-gici, in quanto mancavano i servizi igienici come li conosciamo oggi.

Se mancava “s’errili” il bagno comune era nel ruscello nella periferia a valle del paese. Il soffitto aveva comunemente il tetto molto basso sotto il quale si stava in piedi a stento, aveva una finestra che dava sul tetto della cucina e serviva per camera da letto delle figlie e per ripostiglio delle provviste. La cucina era la sede del lavoro diurno delle donne di casa e il dormitorio dei ragazzi, oltre che del maiale, che stava sotto il forno situato in un angolo, delle galline, che dormivano appollaia-te sul forno medesimo, e dell’asinello che di notte veniva legato alla mola situata nell’angolo opposto a quello del forno.

Non di rado dormiva in cucina anche la capra che dava il latte per la colazione della famiglia. I ragazzi dormivano su stuoie al centro della stanza con i piedi rivolti verso il focolare nel quale d’inverno restava il fuoco continuamente acceso, senza pericolo d’intossicazione dovuta alle esalazioni: i gas ed il fumo, infatti, se n’andavano attraverso le tegole del tetto che frequentemente non erano cementate ma solo poggiate e appesantite da grosse pietre, affinché non fossero portate via dal vento.

Avvolte veniva costruito anche “su sutta” cioè un altro ambiente che stava sotto il livello del terreno e che veniva usato, anche questo, come magazzino delle provvi-ste e come cantina familiare.
Era molto diffuso l’arco più che l’architrave nelle porte e nelle finestre con la struttura realizzata in pietra adeguatamente squadrata o mattoni pieni intonacati con malta di calce e sabbia. Il tutto spesso adornato da archi realizzati in ferro battuto.

I solai intermedi erano realizzati spesso con travi di legno appoggiate sui muri portanti più il tavolato per il pavimento.
Antichi Villaggi
Antichi Villaggi
Lungo la strada che attraversa la località Sa Costa, vicino S’arcu ‘e s’Enna, il toponimo di “Orroinas”, ro-vine, appunto, suggerisce la presenza di un altro abitato oramai scomparso ed antecedente a Gairo Vecchio e ri-salente ad un’età imprecisata.

Il toponimo de “Is Meanas”, rimasto ad una valle chiusa vicina a Cardedu, fa pensare ad una popolazione intermedia tra quelle vicine alla costa e quelle più interne di Gustierì e le altre zone limitrofe. Il toponimo di “Domus Noas”, dato a quella medesima valle nascosta al mare, suscita l’idea di un altro agglomerato urbano na-to in seguito ad un arretramento delle popolazioni costiere in periodo d’incursioni provenienti dal mare le quali, “fondando” un nuovo abitato, non gli diedero un nome vero e proprio ma si limitarono a chiamarlo semplice-mente “le case nuove”. Nomignolo che la località conserva tutt’oggi.

Nella vallata di Badde Gattiu, sita dietro la zona di Coccorrocci in prossimità dell’omonimo ovile, “Cuile Gattiu” appunto, sono visitabili gli antichi ruderi di piccoli villaggi inquadrabili cronologicamente presumibil-mente in epoca fenicia.




 
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